
Martin Šmok è un educatore, curatore e regista ceco, che nel seguente articolo, scritto nell’agosto del 2018, recensisce il museo ebraico di Lecce, inaugurato nel 2016 su iniziativa privata. Il capoluogo salentino è stato sede, in epoca medioevale, di una fiorente comunità ebraica la quale venne espulsa più di cinque secoli orsono. Martin Šmok ha definito la propria visita “un’esperienza stimolante e rigenerante”, in un museo “pieno di punti di domanda”.
La Lecce ebraica del medioevo ed il suo nuovo museo ebraico
Di Martin Šmok
Devo ammettere che visitare i piccoli musei ebraici dei centri periferici d’Europa spesso si trasforma in un’esperienza stressante, specie per una persona come il sottoscritto, ossia un insegnante impegnato nell’educazione contro gli stereotipi.
Ho passato gli ultimi quindici anni della mia vita professionale insegnando agli educatori che un’etichetta razzista rimane tale anche quando viene trasformata in maniera positiva, che le leggi razziali naziste non sono oramai più valide, e che l’etichetta comunista di “persona di origini ebraiche” affonda le proprie origini su niente di meno che le Leggi razziali naziste di Norimberga. Seppur in buona fede, spesso le mostre permanenti di molti musei di periferia finiscono col proporre immagini stereotipate su “Gli ebrei”, mostrando solamente le famiglie ricche, famose ed influenti. Inoltre, queste stesse esposizioni possono utilizzare immagini esageratamente crudeli al fine di creare un effetto choccante, a favore della propria narrazione, confondendo ciò per educazione alla Shoah.

Ed è proprio per questo che, per me, visitare il museo ebraico di Lecce è stata un’esperienza stimolante e rigenerante allo stesso tempo. Ovviamente, non ho deciso di visitare Lecce, celebre città barocca della Puglia, per via del suo Museo ebraico, ma piuttosto per esplorarla, dato il suo soprannome di “Firenze del Sud”, e di antica capitale della Terra d’Otranto. Ma una volta in loco, mi sono lasciato attirare ed intrigare da un’attrazione turistica chiamata “Palazzo Taurino – Medieval Jewish Lecce”, la quale si trova in quello che oggi è il sotterraneo di un palazzo barocco. Il seminterrato, che fino a poco tempo fa ospitava un ristorante, è stato rilevato da un gruppo di investitori privati e completamente ripulito da alterazioni moderne in seguito alla scoperta che ha ricondotto questo luogo al posto in cui, nel XV secolo, erano localizzate una sinagoga ed una mikveh.
La storia che il museo presenta è piena di punti di domanda e “non è certo”: è per questa stessa ammissione che questa visita è stata per me così accattivante.
Tuttavia, alcune peculiarità di questo luogo, come ad esempio le scale per scendere alla mikveh medievale, sono state distrutte quando, circa 20 anni fa, venne arrangiato come ristorante. In ogni caso, attraverso un pavimento di vetro è possibile vedere alcune vasche. Ma per quale motivo utilizzare una serie di mikveh in questa maniera? Queste vasche servivano forse per la tintura tessile, attività economica principale degli ebrei di Lecce nel medioevo? A questo punto sia la mostra sia la guida si focalizzano sul ruolo della mikveh nella cultura ebraica Allo stesso modo, la funzione esatta della nicchia nel muro orientale non è chiara, ma la mostra permanente si cura di spiegare l’importanza, nell’ebraismo, della preghiera verso Gerusalemme e include una mappa che delinea quella direzione per l’Italia meridionale. In ogni caso, le guide non nascondono le proprie mancanze in termini di conoscenza, ma si concentrano piuttosto su risposte ipotetiche, soprattutto in riferimento alle altre comunità ebraiche della regione, ossia di Trani, Otranto e Bari. Inoltre, nel contesto della mostra museale, si sta creando un’installazione tridimensionale dell’antico quartiere ebraico, che il visitatore può giustapporre sulla mappa della città barocca che esiste sopra.
Sotto il punto di vista prettamente educativo, sono sicuramente di grande valore sia la sezione sulle origini dell’odio antiebraico, che l’ossessione per i reperti storici ebraici dopo l’annientamento di qualsiasi tipo di vita ebraica.

In tutta la regione, gli affreschi delle chiese raffigurano gli ebrei del medioevo con una stella gialla sui propri indumenti, dandoci l’idea dell’inspirazione delle origini delle stelle gialle d’epoca nazista. Inoltre, esposta al museo, si può notare una versione bronzea contraffatta di una stele funeraria ebraica, la quale immortala la romantica brama per oggetti ebraici risalenti ad un periodo in cui gli ebrei avevano già lasciato Lecce.
Col passaggio della città al dominio diretto di Ferdinando I, Re d’Aragona, si scatenò un’ondata generale di violenza contro gli ebrei, molti dei quali vennero uccisi, mentre gli altri furono costretti a fuggire altrove. Cos’altro potrebbe documentare meglio l’odio nei confronti di qualsiasi cosa sia ebraica, combinando espulsioni, distruzioni e annientamenti con denigrazione e offesa, che una lastra di pietra contenente iscrizioni in ebraico, proveniente dalla sinagoga di Lecce, inserita al soffitto di una latrina, assicurandosi che le sante parole ebraiche fossero rivolte al basso, ossia rivolta verso la latrina stessa?
Chiaramente, la sensazione di “work in progress” che il museo porta con sé, deve essere il prodotto della passione delle persone che vi lavorano.

Ho incontrato due dei “padri fondatori” del museo, il Prof. Fabrizio Lelli, che insegna lingua e letteratura ebraica all’Università del Salento, e Michelangelo Mazzotta, proprietario di un Bed and Breakfast in Via della Sinagoga. Entrambi continuano a cercare i resti della Lecce ebraica del medioevo, sforzandosi di educare la popolazione locale, motivandoli alla caccia all’indizio. Michelangelo, ad esempio, continua la sua ricerca documentale sull’area nella quale un tempo era ospitata la sinagoga che, come in altri luoghi, divenne una chiesa cattolica la quale, almeno in parte, servì gli ebrei convertiti. Oggi pure questa chiesa non esiste più, ma Michelangelo ha trovato alcune pregevoli fotografie d’inizio novecento, nelle quali è possibile notare addirittura la croce originale.
Abbiamo immediatamente percepito quel forte legame che unisce coloro i quali bramano maggiore conoscenza. Per i turisti e visitatori che condividano la medesima voglia, non posso far altro che suggerire una visita al Museo ebraico di Lecce.
28 agosto 2018
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Leggete l’articolo originale in inglese
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Martin Šmok, scrittore, curatore e ricercatore, e’ Senior International Program Consultant per la USC Shoah Foundation. E’ stato curatore delle mostre The Jewish Community of Prague since 1945 until the present day; Shattered Hopes; Through the Labyrinth of Normalization: The Jewish Community as a Mirror for the Majority Society; e Forgotten in the midst of the tourist crowds.
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