
(articolo originale pubblicato il 6 gennaio, 2016)
Bologna vanta una storia ebraica secolare, anche se interrotta nel 1569, quando tutti gli ebrei della città vennero espulsi in seguito alla messa al bando da parte di Papa Pio V, la quale prevedeva l’espulsione degli ebrei da tutti i territori dello Stato Pontificio, con l’eccezione di Roma ed Ancona.
Esistono solamente pochi resti tangibili risalenti al periodo precedente all’espulsione, tra cui quattro elaborate lapidi monumentali della metà del XVI secolo, conservate ed esposte al Museo Civico Medievale, le quali si distinguono sia per le complesse decorazioni scultoree che per le articolate iscrizioni poetiche ed epitaffi.

Questi monumenti sono gli unici lapidi che ci rimane del cimitero ebraico medievale che un tempo sorgeva in quella che oggi è Via Orfeo. In seguito all’espulsione del 1569, il cimitero venne consegnato al vicino convento di suore di clausura di San Pietro Martire, e pertanto distrutto. È noto tuttavia che alcune lapidi, tra le quali due di quelle esposte al museo, furono poi riutilizzate come lapidi cristiane.
La più elaborata delle quattro è quella che un tempo segnava il luogo di sepoltura di Shabatai Elkanan da Rieti, scomparso nell’agosto del 1546, la quale sfoggia decorazioni elaborate su entrambi i lati ed un epitaffio poetico.

Nella parte anteriore, sotto uno scudo raffigurante leoni rampanti e sopra una maschera alata con corna d’ariete, si trova il vivido altorilievo di una giovane donna che regge una tavola intagliata col seguente epitaffio:
Sotto di me riposa quest’uomo giusto, un leader all’avanguardia nella sua generazione, nella quale ebbe fierezza, l’onorato maestro Shabatai Elkanan; ricordato da suo figlio, Yizchaq Eliakim da Rieti; E possa questo ricordo essere una benedizione su di lui, e lasci che vi sia rispetto per il suo giorno del riposo, il quale venne domenica 23 dell’anno Elul 5306, possa la sua anima rimanere al sicuro nell’abbraccio della vita.
Nella parte posteriore si trova invece un testo poetico, con figure di putti come pilastri laterali, ed una maschera alata sul lato inferiore.

La lapide di Yoav da Rieti, venuto a mancare nel 1547, fu riutilizzata, nel suo lato posteriore, come cippo sepolcrale di Rainaldo dei Duglioli, morto nel 1571. In un periodo successivo, la pietra fu tagliata verticalmente, separando la parte posteriore da quella anteriore.

La traduzione dell’iscrizione in ebraico recita:
Con il figlio di Isshai, Yoav, figlio di Zeruya, fu come un comandante di un esercito; tra i figli che riscatteranno il mondo del futuro, Yoav, l’uomo da Rieti, si erse come guida; Yoav si risolse a fare ammenda sull’altare, così da fugare la morte. Questo Yoav stabilì la sua casa nei cieli, la sua giustizia s’innalza come un muro di dimensioni maestose, le cui spoglie mura testimoniano l’onore di cui quest’uomo fu degno.
Leggete l’articolo originale [in inglese]
Leggete i nostri articoli sul cimitero ebraico medievale che un tempo sorgeva in quella che oggi è Via Orfeo [in inglese] QUI e QUI
Per saperne di più circa le iscrizioni in ebraico sulle lapidi ebraiche del medioevo e del rinascimento:
Scarica l’articolo di Mauro Perani: The Corpus Epitaphiorum Hebraicorum Italiae (CEHI): A project to publish a complete corpus of all the epitaphs preserved in the Italian Jewish cemeteries of the sixteenth – nineteenth centuries [in inglese]
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