
Dal 2001 Michael Lozman ha lavorato alla protezione e preservazione di più di dodici cimiteri ebraici abbandonati in Bielorussia e Lituania. (In Bielorussia: Kamenka, Vselub, Rubezhevichy, Svir, Sopotskin, Indura, Lunna, Shereshevo, Antopol, Kurenec; in Lituania: Svencioneliai, Aukstadvaris, Rudiskes). Lozman, ortodontista di New York, nel suo saggio riflette su come abbia iniziato ad interessarsi, su come ingaggi ed organizzi studenti di college americani ed altri volontari, e su come stabilisca la cooperazione in loco con autorità locali, scuole, e residenti.
Lozman è convinto del fatto che “ogni ebreo è responsabile per tutti gli altri ebrei”, ha detto a JHE. “Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti di quegli ebrei assassinati durante l’epoca nazista, che consiste nel preservare e proteggere i loro cimiteri. I nazisti ed i loro collaboratori avevano pianificato la distruzione di tutto ciò che è ebraico, e per portare ciò a compimento, uccisero sei milioni di ebreo, decimarono le loro sinagoghe, e furono responsabili per la notevole distruzione dei loro cimiteri. Quei pochi fortunati cimiteri ad essere lasciati intatti si stanno deteriorando perché non ci sono più ebrei a prendersene cura. Per amore verso quegli ebrei uccisi, dobbiamo loro la restaurazione dei loro cimiteri di famiglia, la preservazione dei loro nomi di famiglia e del loro luogo di riposo. Pensate al vostro cimitero di famiglia, ciò che questo significa per voi e la cura che ci mettete. Dobbiamo fare lo stesso per qui correligionari ebrei ai quali è stato impedito di fare lo stesso”.
Salvare i cimiteri ebraici: lo dobbiamo agli assassinati
Di Michael Lozman – 7 febbraio 2016
Quando nel 2001 viaggiai a Sopotskin, il villaggio in Bielorussia dal quale mio padre proveniva, mi sono ritrovato di fronte ad una chiamata all’azione. Rimasi scioccato di fronte alla visita del cimitero ebraico locale. Non erano presenti protezioni o segnali che lo designassero come cimitero ebraico, solo alcune lapidi erano in piedi, spazzatura ovunque, e chiari segni di vandalismo. Presto appresi che la condizione ed il destino di questo cimitero ebraico erano simili a quelli dei cimiteri ebraici in tutta l’Europa orientale.
Entrai in contatto col sindaco, al quale dissi che sarei tornato per iniziare la restaurazione del cimitero. Era ovvio che mi congedò come l’ennesimo turista che stava facendo una dichiarazione per poi andare oltre.
Ma si sbagliava. Per sua sorpresa, tornai due settimane dopo, in seguito ad alcuni piani stabiliti con una guida locale, e iniziando ad installare [nel cimitero] un cancello d’ingresso fatto di tubi di ferro con in cima una grande stella di David.
Il sindaco fu così preso dalla mia sincerità d’intenti, che mi assegnò un’equipe di sei uomini addetti alla manutenzione per aiutare. Passammo i quattro giorni a seguire ripulendo l’area e raddrizzando le lapidi cadute. L’anno a seguire, quando tornammo insieme agli studenti, installammo una recinzione di metallo.
Tornato negli Stati Uniti, fondai una fondazione no profit chiamata “Restoration of Eastern Europe Jewish Cemeteries Project, Inc.” e sviluppai un programma di restauro che continua ancora oggi.
Gli studenti – la Chiave
Mi sono reso conto che questa avrebbe potuto essere una grande esperienza educativa per gli studenti universitari, e adesso posso dire con orgoglio che ho completato, per il momento [2016], la restaurazione di 13 cimitero ebraici con la partecipazione di più di 150 studenti provenienti da quattro università e college americane: Dartmouth College, Binghamton University, Siena College, Union College. La mia 14esima restaurazione è prevista per quest’estate [2016], con la partecipazione di studenti della Xavier University.
Reclutare studenti e coinvolgere le università non è facile. Fare ciò prende molte ore di email e contatti telefonici, seguiti da visite personali e riunioni. C’è sempre entusiasmo per la partecipazione, ma le spese che questa implica sono spesso un problema.
Io stesso sono un volontario, ma per molte università il costo delle recinzioni, del viaggio aereo, e degli hotel è troppo alto. Per le università che possono partecipare, lavoro insieme alla loro amministrazione per sviluppare un itinerario ed un budget. Incontro anche gli studenti per mostrargli delle slides e discutere i significati profondi del lavoro che programmiamo. Infine, viaggio con gli studenti e dirigo l’intero progetto di restauro.
Metodi
La mia prima restaurazione di un cimitero, nel villaggio di mio padre, è stata un’esperienza d’apprendimento. Tuttavia, l’itinerario sviluppato rimane pressoché invariato tutt’oggi.
Prima di tutto, viaggio nel villaggio per determinare se il cimitero necessiti di una recinzione, o se ne ha già una che ha bisogno di essere sostituita. L’installazione di una recinzione è il nostro primo obiettivo. Dato che portiamo con noi gli studenti, vorremmo, se possibile, che questo fosse in un villaggio che abbia una scuola, che sia relativamente vicina ad un hotel, e che possa assisterci nell’ottenimento del materiale per la restaurazione.
All’inizio incontro il sindaco e il preside della scuola locale per sviluppare un programma che renda partecipi i ragazzi del posto, e per aiutarci ad organizzare l’ospitalità nelle case del luogo per i nostri studenti. Ho sempre trovato l’amministrazione locale di estremo supporto per il lavoro che portiamo avanti.
Cerco anche di trovare fonderie di ferro locali per discutere la costruzione di una recinzione. Seleziono la qualità dell’acciaio da utilizzare, fornisco il disegno, e sviluppo un calendario di lavoro e di consegna. Il pagamento della recinzione viene effettuato dall’università partecipante, sussidiato, quando necessario, dalla mia fondazione.
Negli Stati Uniti, gli studenti che prenderanno parte al progetto affrontano lezioni di Shoah mentre si trovano ancora al campus. Diverse università offrono crediti formativi per la partecipazione a questo progetto, rendendo più facile agli studenti il finanziamento della maggior parte delle loro spese.
La nostra prima tappa è la Polonia, dove gli studenti visitano luoghi e memoriali della Shoah, tra cui Auschwitz. L’esperienza desta consapevolezza di quanto siamo strettamente connessi e di quanto sia importante il nostro lavoro di restauro.
Il giorno dopo la visita ad Auschwitz, ci spostiamo nel villaggio dove lavoreremo. Là ci aspetta la recinzione in ferro divisa in segmenti di tre metri, che il nostro gruppo dovrà installare.
Gli studenti scavano i buchi per le recinzioni, mescolano il cemento, installano e verniciano le recinzioni (nei tre cimiteri in Lituania sono stati aiutati dai lavoratori delle fonderie). Gli studenti puliscono anche anni di vegetazione e raddrizzano le lapidi. Nell’arco di 8/10 giorni trasformano nuovamente i cimiteri in luoghi di rispetto.
È difficile descrivere il duro lavoro, l’interesse, e l’intensità con la quale gli studenti desiderano realizzare questo compito e lasciare il cimitero in condizioni ammirevoli, a meno che non lo si veda di persona. Inoltre, siamo stati spesso ringraziati dai sindaci dei villaggi per ciò che portiamo a termine; allo stesso tempo ci chiedono spesso scusa per il fatto che noi, in quanto estranei, abbiamo dovuto viaggiare così tanto per fare qualcosa che avrebbero già dovuto fare loro.
Per gli studenti, molti dei quali nel loro primo viaggio in Europa, questa può essere un’esperienza che cambia la vita.
Solitamente si fermano a dormire nelle case del posto per almeno una o due notti, si incontrano con gli studenti della scuola del posto, quando possibile organizzano partite di calcio (un grande momento per spaccare il ghiaccio), ed invitano gli studenti della scuola locale ad aiutare come volontari nel lavoro di restauro.
È meraviglioso vedere come, in un’atmosfera di mutuo rispetto, si creino amicizie in un arco di tempo così limitato. Non solo è evidente che siamo interessati ad imparare la cultura del luogo, ma i locali ci vedono come desiderosi di sviluppare relazioni amicali mentre, allo stesso tempo, facciamo una buona azione lontano da casa. L’impatto mutuale è straordinario, e v’è tristezza da entrambi i lati quando arriva il momento di salutarsi.
Gli studenti di religione ebraica tornano a casa con un senso di orgoglio ed un aumentato senso di appartenenza al loro passato e patrimonio ebraico. Ma molti studenti di altre fedi hanno preso parte in questi progetti, e si può facilmente percepire la sincerità e l’intensità della loro partecipazione, poiché ciò che loro hanno fatto ha la qualità condivisa di aggiustare il mondo.
Portare con me gli studenti ha creato un effetto domino di consapevolezza ed interesse circa l’importanza di questi progetti di restauro, molto più di quanto avrei potuto realizzare da solo. Il nostro lavoro ha riscosso l’attenzione dei media locali, nazionali ed internazionali, che hanno rilanciato ulteriormente il messaggio.
Sono grato per le tante università e college che vedono questo come un programma unico e formidabile per la crescita educativa e personale dei loro studenti. La questione dei fondi rimane la parte più difficile del progetto, dato che molte scuole non possono partecipare per mancanza di fondi. Continuo tuttavia a sperare che troveremo le risorse necessarie per andare avanti ed espandere il nostro lavoro.
Per maggiori informazioni, potete contattare Michael Lozman a: [email protected]
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